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di Genova
ALASSIO
Certo Alassio sul mare e per il mare nacque, crebbe e fiorì:
splendidi i 3 Km di spiaggia con sabbia finissima e pulita e che
non ha l' eguale in Italia.
La leggenda vuole nasca dalla figlia dell'Imperatore Ottone I,
Adelasia, che qui trovò felicità e amore con Aleramo.
Storicamente non fu fondata dai Benedettini, dai Catalani, dai
Saraceni nè dai corallari spagnoli, ma nacque da nuclei
preesistenti di Liguri che si stanziarono prima in Regione Monti
(S. Anna) e poi al Castè della Madonna delle Grazie. Controversie
le origini del nome: da Adelasia-Alasia, da Tirasso (Rasso-Arassi),
da Arasse (fiume dell' Asia minore), da A - rasse (al basso) ad
assem (presso i cantieri), da Salacia (dea del mare). Nacque a
ridosso dell' anno Mille e visse per 6 secoli di pesca, orti e
povertà; poi fiorirono l' industria cantieristica
e i commerci marittimi in tutto il Mediterraneo. Gli Alassini,
con i Laiguegliesi, furono sempre fra i marinai più ambiti
da Genova e da Marsiglia. Secolo aureo fu tra il 6 e il 700, poi
Napoleone e le truppe francesi distrussero la floridezza dei nostri
paesi. Si tornò alla povertà antica e laboriosa,
finchè i numerosi coloni inglesi, tornati dall' Estremo
Oriente, scelsero Alassio come residenza abituale per il clima
sempre mite (anche d' inverno), per la salubrità dell' aria
e per lo splendido golfo. Restano sulle colline, che cingono la
città e che la difendono dai venti freddi del Nord, numerose
ville pregevoli.
Così sul finire dell' 800 prese avvio l' attività turistica
e balneare che oggi ancora gareggia, per le giornate di sole e
per la temperatura, persino con le migliori località del
sud d' Italia.
Il muretto:
Nei primissimi anni cinquanta Alassio
rappresentava una delle capitali della vita mondana internazionale:
grandi nomi del cinema e della cultura, spettacoli ed eventi
ad ogni ora del giorno, bel mondo.
Motivo principale di tutto questo il Caffè Roma, storico
locale gestito dalla Famiglia Berrino, vero e proprio punto d'
incontro in cui era doveroso essere di casa se si apparteneva al
jet set e si era in vacanza ad Alassio o in Riviera. Davanti al
Caffè Roma sfilavano automobili da sogno, dive
e divette, scrittori, pittori, curiosi, musicisti. Ma davanti
al Caffè Roma si trovava anche, come argine al
terriccio del giardino pubblico, un anonimo muricciolo, talmente
spoglio da tormentare Mario Berrino: "Così spoglio
era indegno della vivacità e della sensibilità degli
ospiti seduti al tavolini... Mi tormentava l' idea di dargli un
pò di grazia e togliergli con qualche ornamento quella miseria".
E difatti nel 1953 dall'incontro con Ernest Hemingway, abituale
frequantatore del Caffè,l'idea prese forma e si realizzò.
Mario Berrino amava mostrare ai suoi ospiti un album con gli autografi
dei personaggi più illustri passati nel suo locale; con
gli anni le pagine aumentarono e le dediche e gli autografi diventavano
delle chicche talmente preziose che era un peccato tenerle quasi
nascoste. Ecco perchè al momento della firma di Hemingway,
Berrino gli espose la sua idea: riportare le firme su piastrelle
in ceramica colorata e decorare con queste il muretto:" Okay,
Mario - esclamò lo scrittore - Okay, devi farlo".
Bisognava mettersi all'opera al più presto così,
per evitare qualsiasi ostacolo burocratico, all'alba, clandestinamente,
il gruppo di Mario Berrino colloca le prime tre piastrelle (realizzate
con l'aiuto del ceramista Pacetti): Hemingway , Quartetto Cetra,
Cosimo di Ceglie.
L'indomani nessuna protesta. Nei giorni seguenti vennero aggiunte,
sempre come se niente fosse, altre piastrelle. Il sindaco Torre
e tutta la città avevano certamente pensato che stava nascendo
qualcosa di geniale, e che era meglio far finta di ignorare in
modo da intralciare il meno possibile. E così è stato.
Oggi sul muretto si possono contare circa 550 piastrelle.
I monumenti
Numerosi i monumenti: da uno dei simboli
della città, il
torrione di Borgo Coscia, al monastero di Santa Chiara. Dalla
parrocchia Collegiata di Sant' Ambrogio (risalente al XV sec. e
trasformata in stile barocco nel XVII sec.), alla chiesa di Sant'
Anna (1736).
Dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli e quella di Santa Maria
della Carità (1400).
Dalla chiesa dei Cappuccini (XVI sec.), all' oratorio Madonna del
Popolo e Sant' Erasmo (1614).
Dal santuario della Madonna della Guardia che sorge sul monte Tirasso
(m. 586) e custodisce numerosi ex voto, alla chiesa della Madonna
delle Grazie (detta Castè) intorno alla quale nel X secolo
si stabilirono le prime famiglie che in seguito diedero origine
al "Burgum Alaxii".
Ultimo, ma solo in ordine di elencazione, un' altro simbolo di
Alassio, la chiesa di Santa Croce, eretta su una roccia a picco
sul mare.
Tra le mete obbligate dei visitatori ci sono il famoso "caruggio",
noto anche con il nome di "budello" (il centro storico)
ed il "Muretto", assurto a simbolo della città e
di un' epoca, gli anni Cinquanta, in cui Alassio era la capitale
del jet set internazionale.
Le spiagge ed i tesori del mare:
Anche sott’acqua è sempre
Alassio, con la sua rena impalpabile come la farina, bianca, che
ricorda le spiagge tropicali.
L’arenile ampio in vari punti anche 50 metri, lunghissimo,
come tutta la città, segue la costa, per cui forma un ampio
golfo riparato con fondale bassissimo per centinaia di metri. E’ la
Baia di Alassio, ampia e sabbiosa presenta fondali bassi, privi
di correnti. Al centro della città si estende
perpendicolare alla costa un lungo pontile con una profondità sulla
punta di soli 3 metri, frequentato da enormi branchi di cefali
e mormore isolate. Se si prosegue verso oriente, si raggiunge il
promontorio di Capo Santa Croce dietro al quale è situato
il porto turistico di Alassio. I fondali di maggior interesse per
chi vuole ammirare un ambiente sottomarino vario e colorato, iniziano
dopo la struttura portuale, in particolare a Punta Murena dove
una serie di scogli si snoda parallela al litorale, fino al confine
con Albenga. Qui anche a pochi metri di fondo, si possono avvistare
pesci di vario tipo e molluschi, gasteropodi, cefalopodi e lamellibranchi.
Ci sono le variopinte donzelle, i tordi marvizzi dai colori intensi,
gli scorfani sempre mimetizzati fra le rocce, polpi e seppie sempre
sospettose. Ma è facile imbattersi in saraghi puntazzi e
reali, in particolare dopo le mareggiate, come pure in qualche
orata.
Nuotando verso il largo la sabbia è interrotta da praterie
maestose di posidonia, fra le quali si celano sparli, tordi verdi
e qualche corvina. Spesso le posidonie sono letteralmente circondate
da branchi di zerli e di ciuccole. Sulla sabbia è facile
trovare conchiglie di vario tipo, in particolare i murici. Arrivando a Capo Lena, basso e ciottoloso a causa dei detriti
trasportati dal fiume Centa, il fondale non presenta grandi attrattive
per le immersioni, tranne quando soffia la tramontana che rischiara
le acque. In questo caso è facile imbattersi in qualche
grossa spigola attratta dall’acqua salmastra.
Al largo l’Isola Gallinara, da ammirare soltanto dalla superficie
in quanto sono vietate la balneazione e le immersioni. Circa 500
metri a Est dell’Isola c’è un magnifico relitto,
l’Umberto I, un mercantile adagiato sulla sabbia a circa
50 metri di profondità.
Infine, proprio davanti ad Albenga c’è una delle zone
archeologiche più interessanti d’Italia. Nell’area
centrata in 44° 03N-8° 15E è stato
scoperto decenni or sono il relitto di una nave romana che trasportava
migliaia di anfore, per cui, nella stessa zona, per un raggio di
300 metri è vietata la pesca, l’ancoraggio e naturalmente
l’immersione.